La città territorio, partecipata e accessibile

Lo abbiamo detto mille volte: dover ricostruire la nostra città è un’avventura che mai avremmo voluto affrontare. Tuttavia il fatto di dover ripensare e ridisegnare il contesto urbano e sociale nel quale viviamo può e, a questo punto, deve rappresentare anche un’opportunità preziosa e irripetibile per rendere la nostra città migliore e più fruibile.  Per tutti.

Una lunga esperienza personale legata alle difficoltà quotidiane mi portano ad una analisi del problema con proposte reali.

Lo spazio ad uso pubblico,  all’Aquila,  non è accessibile a tutti: le persone non in possesso di una completa capacità motoria o sensoriale (bambini, disabili, anziani, circa il 15-20% della popolazione) incontrano continui ostacoli fisici,naturali o prodotti dall’uomo, molti dei quali determinati da errori od omissioni progettuali.  Dell’annosa questione delle barriere architettoniche si parla da diversi decenni. Ciononostante, poco si è fatto ed ancora molto rimane a fare, sia nel settore edilizio che per ciò che riguarda gli spazi urbani, il verde accessibile,  gli impianti sportivi e ricreativi. La disattenzione, la semplificativa riduzione dell’utente svantaggiato alla sola persona in carrozzina, ma soprattutto l’incapacità di conoscere ed inquadrare lo stato delle cose esistente all’Aquila, sono alla base degli scarsi e disordinati tentativi di dare risposte adeguate ed organiche all’abbattimento delle “barriere”. Vi è dunque anche una mancanza“culturale” nel non pensare, progettare, attuare una città accessibile e partecipata a tutti.

La pur vasta normativa viene in molti casi disattesa. Se da un lato si rende accessibile l’edificio, dall’altro la rete pubblica nel suo patrimonio edile assomiglia più ad un “percorso di guerra” che ad un vivibile ed accessibile luogo urbano! Va anche detto che la normativa è spesso interpretata in maniera burocratica, con l’asseverazione del progettista che fa garanzia, ma non sempre corrisponde a realtà, e i controlli degli uffici tecnici comunali non sono molto accurati: basti guardare a come sono eseguite alcune opere pubbliche.

Il problema della eliminazione delle b.a. è fondamentalmente una questione di “conoscenza”.  Strategicamente diventa indispensabile che l’Amministrazione comunale si doti:

a) se non di un apposito ufficio b.a.  all’interno dei propri uffici tecnici urbanistici, quantomeno di un referente tecnico specifico, che segua le diverse fasi dei progetti:

1) in fase di presentazione (Controlli sul Progetto);

2) infase d’esecuzione (Controlli in corso d’opera-collaudo)

3) in fase di gestione (Controlli sull’affidabilità).

b) di un piano per il censimento degli edifici pubblici e degli edifici privati aperti al pubblico. Questa indispensabile indagine conoscitiva dovrà rivolgersi anche all’assetto urbano, alla presenza di servizi e alle caratteristiche dei percorsi, seguita poi dal rilevamento delle situazioni di “barriera” (utile sarebbe il confronto tra progettisti-tecnici e le associazioni di disabili).

c) di un piano di adeguamento dei percorsi pedonali urbani a favore dell’utenza svantaggiata nella mobilità. Gli interventi per l’accessibilità negli edifici pubblici rischiano, infatti, di essere vanificati se l’adeguamento non procede parallelamente anche negli spazi urbani all’aperto. Nei percorsi pedonali protetti particolare attenzione dovrà essere rivolta:

  1. alla pavimentazione dei marciapiedi (gradini, grigliati, pendenze varie, giunture tra elementi diversi, dissesto,usura);
  2. agli attraversamenti pedonali (presenza di gradini, visibilità, ben illuminati, ben segnalati anche con diverse colorazioni);
  3. alle rampe e rampette di raccordo (pavimentazione antisdrucciolevole, pendenze e contropendenze varie,adeguati ripiani di sosta);
  4. ai parcheggi riservati agli invalidi (larghezza e lunghezza sufficienti ad eseguire in sicurezza le manovre di salita e discesa dall’auto, pendenze, l’immediata vicinanza a percorsi ed edifici accessibili, altrimenti il disabile finisce col non utilizzare tali strutture fruibili);
  5. alla segnaletica urbana di indicazione (razionale, moderna, dosata; il visitatore deve ricevere al punto giusto informazioni inequivocabili e precise);
  6. all’arredo urbano (panchine, fermate dei mezzi di trasporto, cabine telefoniche, cassette per le lettere,cestini ecc.).

Principalmente possiamo distinguere i possibili luoghi di intervento in due gruppi d’insieme: già esistente, nuove edificazioni.

Prioritariamente oggetto dei vari interventi sono:

a) gli edifici pubblici, gli spazi urbani, le aree verdi e gli impianti sportivi e ricreativi pubblici. Ricordo alla futura amministrazione dell’Aquila che dopo la legge 41/86 non sono approvabili e finanziabili progetti ed opere pubbliche non conformi alle disposizioni di legge in materia di b.a., e le stesse Amministrazioni comunali avrebbero già dovuto dotarsi di piani per l’eliminazione delle b.a.; è inequivocabile che ciò riguardi anche le aree verdi (L.R.39/86). Vi è poi un riferimento ancor più ampio con il DPR n.503 del 24 luglio 1996.

b) gli edifici privati, e soprattutto i privati ma aperti al pubblico: luoghi di culto, ambulatori medici di ogni specialità (specie dentistici), ambulatori (fisioterapisti, osteopatia ecc.) o studi di liberi professionisti,associazioni culturali o di categorie diverse, aree verdi aperte al pubblico, impianti sportivi, strutture di spettacolo, banche, alberghi, attività di ristorazione, esercizi commerciali vari. Una particolare attenzione va rivolta al privato, riguardo alle nuove edificazioni (dopo l’agosto 1989), specie nell’esecuzione delle opere di urbanizzazione. Infatti, esse vanno poi ad inserirsi in una rete di collegamento urbano esistente già critico:spesso la normativa vigente viene totalmente disattesa e si costruiscono nuove b.a., creando un circolo vizioso e nuovi maggiori oneri di intervento. Altre criticità nel privato ad uso pubblico sono i percorsi pedonali accessibili e soprattutto l’installazione dell’ascensore negli edifici dai 3 livelli in su (legge 13 gennaio 89).

In relazione al privato e privato aperto al pubblico, già edificato prima dell’agosto 1989, la rimozione delle b.a. non è obbligatoria, a meno che non si proceda alla ristrutturazione dell’intero edificio (danni sisma 2009), oppure nel cambio di destinazione d’uso (gravi criticità si hanno, ad esempio, nelle attività commerciali, ristoranti, bar, ecc. riguardo all’accessibilità dei servizi igienici ed anche nello stesso locale commerciale/bar/ristorazione).

La carenza prioritaria risulta essere l’accessibilità ai vari edifici di più antico insediamento, dai piccoli esercizi, agli ambulatori medici di ogni tipo fino agli uffici di liberi professionisti. Mentre, per ciò che riguarda le altre attività commerciali, quali ristorazioni-bar, la mancanza principale è l’accessibilità ai servizi igienici, oltre alla normale mancanza d’accessibilità ai locali dell’edificio stesso.

Mi permetto di aggiungere che non occorre realizzare tre servizi igienici: uno per i maschi, uno per le femmine ed uno per i disabili (un nuovo sesso?); bastano due bagni accessibili!

Una più ampia ed accurata riflessione meriterebbe la questione del verde pubblico e degli spazi sportivi e ricreativi. Nei rapidi mutamenti della nostra società moderna, essi sono diventati sempre più spazi vitali e salutari, indici di qualità della vita di tutti e non solo dei disabili. In questo caso mi limiterò ad alcune brevi considerazioni ed indicazioni per ciò che riguarda il verde pubblico, uno dei servizi da garantire nella pianificazione urbana ad ogni abitante, al pari degli altri servizi sociali quali quelli sanitari, scolastici ecc.

La raggiungibilità, l’accessibilità, la fruibilità in condizioni di sicurezza sono qualità irrinunciabili. Attenzione particolare vi dovrà essere nello studio dei percorsi inseriti all’interno di parchi, giardini, itinerari paesaggistico-naturalistici.

Infine, diventa fondamentale la giusta scelta nell’uso dei materiali per ciò che riguarda la pavimentazione (fondo) dei percorsi scelti, sia sotto l’aspetto della sicurezza che dell’impatto ambientale.

Riguardo agli spazi sportivi e ricreativi il punto più critico, oltre all’accesso agli impianti, è quello delle strutture di servizio quali servizi igienici, spogliatoi e docce.

Tutti gli spazi urbani dovrebbero essere resi accessibili. Questo è il tentativo, seppur limitato, di iniziare a dare una risposta funzionale e razionale alle esigenze di tutta l’utenza, e quindi anche a coloro che sono svantaggiati nella mobilità (bambini, anziani, disabili, mamme con passeggini ecc.).
Tuttavia, anche nel corso della lunga ed estenuante campagna elettorale alla quale, all’Aquila, stiamo assistendo già da qualche mese in vista delle prossime amministrative, non una sola parola su questi temi mi sembra di aver ascoltato dai candidati potenziali, ipotetici o già ufficiali. Forse è il caso di porre rimedio e di assumere impegni formali e documentati anche sulla futura vivibilità della nostra città, per TUTTI e non solo per alcuni.

Massimo Prosperococco

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